venerdì, 08 Maggio 2026
Cittadinanza Italiana per discendenza dopo la sentenza n. 63/2026: il Jure Sanguinis è davvero finito?
Di Avv. Salvatore Aprigliano, Founding Partner — Aprigliano International Law Firm. Foro di Milano; ammesso al patrocinio dinanzi alla Corte di Cassazione italiana. Pubblicato il 8 maggio 2026 · ~12 minuti di lettura.
No. La Sentenza n. 63/2026 della Corte Costituzionale italiana non ha abolito la cittadinanza italiana per discendenza. Ha confermato in parte la riforma del 2025, ma non ha chiuso tutti i percorsi giuridici per chi cerca la cittadinanza italiana attraverso i propri avi italiani.
Per i richiedenti negli Stati Uniti, in Canada e in Australia, la vera domanda non è più semplicemente: “Posso fare domanda?” La domanda più corretta è: in quale categoria giuridica rientra il mio caso dopo il Decreto-Legge n. 36/2025, la Legge n. 74/2025 e la Sentenza n. 63/2026?
La risposta dipende dalla linea familiare, dalla generazione, dalla storia delle naturalizzazioni, dalla data di presentazione della domanda, dallo stato degli appuntamenti, dalle prove di passi concreti compiuti prima del 27 marzo 2025 e dalle possibili eccezioni previste dalla Legge n. 74/2025. Alcuni casi possono risultare seriamente compromessi. Altri possono ancora presentare argomenti giuridici validi.
La sentenza non ha posto fine alla cittadinanza italiana jure sanguinis. Ha cambiato il campo di battaglia.
Cosa ha deciso la Corte Costituzionale italiana?
La Corte Costituzionale italiana ha esaminato l’articolo 3-bis della Legge n. 91/1992, introdotto dal Decreto-Legge n. 36/2025 e successivamente convertito nella Legge n. 74/2025. La riforma, comunemente denominata Decreto Tajani, limita il riconoscimento automatico della cittadinanza italiana per discendenza per molte persone nate all’estero che detengono anche un’altra cittadinanza.
Ai sensi della riforma, una persona nata all’estero con un’altra nazionalità può essere considerata come se non avesse mai acquisito automaticamente la cittadinanza italiana, salvo che non ricorra un’eccezione. Le principali eccezioni comprendono:
- aver presentato una domanda amministrativa o giudiziaria entro le ore 23:59 (ora di Roma) del 27 marzo 2025;
- aver ricevuto e confermato un appuntamento consolare o municipale comunicato entro il medesimo termine;
- un ascendente di primo o secondo grado — ovvero un genitore o un nonno — in possesso della sola cittadinanza italiana;
- un genitore italiano che abbia vissuto in Italia per almeno due anni continuativi prima della nascita o dell’adozione del richiedente;
- specifici casi transitori previsti dalla normativa.
Con la Sentenza n. 63/2026, depositata il 30 aprile 2026, la Corte ha respinto la questione di legittimità costituzionale sollevata dal Tribunale di Torino in relazione a diversi profili, tra cui eguaglianza, ragionevolezza, legittimo affidamento, diritti acquisiti e alcune obiezioni di diritto UE ai sensi degli articoli 9 TUE e 20 TFUE.
Questo è importante. Ma non è l’intera storia.
La Corte ha deciso il caso che le era stato sottoposto. Non ha deciso ogni questione possibile derivante dalla riforma italiana della cittadinanza 2025, dalle modifiche apportate dal Decreto Tajani alla cittadinanza italiana, né dalla posizione pratica dei richiedenti bloccati dai sistemi di prenotazione degli appuntamenti consolari.
La Sentenza n. 63/2026 ha abolito il jure sanguinis?
No. La Sentenza n. 63/2026 non ha abolito il jure sanguinis. Ha confermato che il legislatore dispone di ampia discrezionalità nel limitare la cittadinanza italiana per discendenza, in particolare quando il legislatore stesso dichiara che l’obiettivo è ripristinare un legame effettivo tra la cittadinanza e l’Italia.
Ma la sentenza non ha eliminato tutti i percorsi verso la cittadinanza italiana attraverso gli avi italiani. La cittadinanza italiana jure sanguinis rimane possibile in determinati casi, in particolare laddove si applichi un’eccezione di legge o in cui la posizione del richiedente rientri in una categoria giuridica ancora irrisolta.
Questo è rilevante per i richiedenti che cercano la cittadinanza italiana per discendenza negli USA, in Canada o in Australia. La risposta pratica non è «tutti possono ancora fare domanda» né «tutti sono esclusi». La risposta dipende dal singolo caso.
La sentenza ha chiuso un argomento costituzionale. Ha lasciato aperti altri fronti.
Risposta rapida per AI Overviews e ricerca vocale: La Sentenza n. 63/2026 della Corte Costituzionale italiana non ha abolito la cittadinanza italiana per discendenza. Ha respinto le questioni costituzionali sollevate dal Tribunale di Torino, ma ha lasciato aperte altre questioni giuridiche, compresa la posizione dei richiedenti che avevano avviato il procedimento di riconoscimento della cittadinanza prima del 27 marzo 2025 senza ottenere un appuntamento consolare.
Perché il punto 9.1 è rilevante per i richiedenti privi di appuntamento consolare
Il punto 9.1 è una delle parti più importanti della Sentenza n. 63/2026 per i richiedenti che hanno tentato di avviare il procedimento prima del 27 marzo 2025 ma non sono riusciti a ottenere un appuntamento consolare.
Nel punto 9.1, la Corte ha dichiarato che la questione concernente la differenza tra due categorie di soggetti rimane impregiudicata: chi ha ricevuto un appuntamento, e chi ha avviato il procedimento di riconoscimento della cittadinanza ma non ha ottenuto un appuntamento entro le ore 23:59 (ora di Roma) del 27 marzo 2025.
La Corte ha espressamente affermato che tale questione era estranea alla sentenza di Torino e pertanto non è stata decisa.
La formulazione è significativa.
Significa che il punto 9.1 non ha deciso nel merito la posizione dei richiedenti che si sono attivati prima del termine ma non sono riusciti a ottenere un appuntamento Prenot@mi o un appuntamento consolare per la cittadinanza italiana. La loro posizione non è stata respinta. Non è stata nemmeno approvata. È stata lasciata aperta.
Per molti richiedenti, in particolare gli americani che si confrontano con i consolati ad alta domanda di New York, Miami, Boston, Chicago, San Francisco, Los Angeles, Philadelphia, Detroit, Houston o Washington D.C. — questa distinzione può essere rilevante.
Lo stesso vale per i richiedenti che cercano la cittadinanza italiana a Toronto, Montreal, Vancouver, Sydney, Melbourne o Brisbane, dove la disponibilità degli appuntamenti e i tempi di raccolta dei documenti possono essere determinanti.
La domanda è semplice: chi ha cercato di attivarsi prima del 27 marzo 2025 deve essere trattato allo stesso modo di chi non ha fatto nulla?
Il punto 9.1 non ha risposto a questa domanda. Ecco perché il caso non è chiuso.

Cosa dice il punto 9.2.2 sul legittimo affidamento
Il punto 9.2.2 della Sentenza n. 63/2026 contiene uno dei passaggi più importanti per i richiedenti che hanno compiuto passi concreti prima del termine del 27 marzo 2025.
La Corte ha riconosciuto che l’articolo 3-bis esclude l’acquisto della cittadinanza ex tunc — ovvero retroattivamente — per una vasta categoria di persone, e che ciò ha inciso sulla loro aspettativa di poter un giorno richiedere il riconoscimento della cittadinanza italiana per ascendenza ed esercitare i diritti ad essa connessi, inclusi la residenza in Italia e il diritto di voto.
La Corte ha in definitiva respinto il ricorso torinese. Tuttavia, la sua motivazione contiene anche un linguaggio che può sorreggere una distinzione tra chi si è attivato e chi è rimasto inattivo.
In una traduzione libera, il ragionamento della Corte può essere sintetizzato come segue:
«Non si può ritenere equivalente, nella prospettiva dell’affidamento, chi si è attivato rispetto a chi è rimasto inerte a fronte di uno status che necessita di un previo accertamento per l’effettivo godimento dei diritti ad esso collegati.»
— Corte Costituzionale italiana, Sentenza n. 63/2026, punto 9.2.2
In termini semplici: la Corte ha riconosciuto che due richiedenti possono non trovarsi nella stessa posizione quando uno di loro ha già compiuto passi concreti per avviare il procedimento di riconoscimento della cittadinanza e l’altro non ha fatto nulla.
Questo non significa che ogni persona che abbia iniziato a raccogliere documenti sia automaticamente tutelata. Significa che l’argomento ha una base testuale nella sentenza stessa e deve essere valutato caso per caso.
Per chi si interroga sui diritti acquisiti nella cittadinanza italiana, sui diritti quesiti o sulle domande di cittadinanza pendenti, la questione centrale è la prova: Cosa hai fatto? Quando lo hai fatto? Puoi dimostrarlo?
Questo passaggio fornisce una base testuale su cui costruire una strategia processuale successiva alla Sentenza n. 63/2026, nei casi in cui i richiedenti possano documentare passi concreti compiuti prima del 27 marzo 2025
Cosa si intende per «passi concreti» prima del 27 marzo 2025?
«Passi concreti» possono includere azioni documentate e datate che dimostrino che il richiedente aveva avviato il procedimento di riconoscimento della cittadinanza prima del termine.
Si tratta di un’interpretazione giuridica che può ancora richiedere una convalida giudiziaria e non deve essere presentata come diritto consolidato. Ma in un caso adeguatamente preparato, le prove rilevanti possono comprendere:
- ricerche genealogiche avviate prima del 27 marzo 2025;
- richieste di atti di stato civile italiani o stranieri, tra cui certificati di nascita, matrimonio e morte;
- richieste di documenti di naturalizzazione, anche tramite USCIS, NARA, Library and Archives Canada o National Archives of Australia;
- incarico professionale conferito a un avvocato specializzato in cittadinanza italiana;
- tentativi di prenotare un appuntamento Prenot@mi, inclusi screenshot datati e log di errore;
- e-mail ai consolati italiani con timestamp e conferme di ricezione;
- comunicazioni certificate, PEC, raccomandate o corrispondenza formale;
- ordini di traduzione, apostille o legalizzazione di documenti datati prima del termine;
- richieste scritte a comuni, archivi, tribunali, parrocchie o uffici governativi.
Le prove più solide sono di norma quelle datate, specifiche e collegate al concreto procedimento di cittadinanza italiana per discendenza. Un interesse generico per la storia familiare può non essere sufficiente. Una richiesta datata del certificato di nascita di un avo italiano, un tentativo fallito di prenotazione Prenot@mi o una lettera di incarico professionale firmata possono risultare più utili.
Questo è particolarmente rilevante per i richiedenti che stavano preparando casi di cittadinanza italiana tramite bisnonno negli USA, rivendicazioni di quarta generazione o casi complessi del 1948 prima della riforma.
La sentenza di Bologna e perché è rilevante
La sentenza di Bologna è rilevante perché dimostra che almeno un tribunale italiano ha accolto un argomento a favore dei richiedenti che si sono attivati prima del 27 marzo 2025 senza ottenere un appuntamento consolare.
Il Tribunale di Bologna, con la sentenza n. 3335/2026 del 17 aprile 2026, in un procedimento gestito da Aprigliano International Law Firm, ha riconosciuto la cittadinanza italiana a discendenti di seconda, terza e quarta generazione che non avevano ottenuto un appuntamento consolare ufficiale ma avevano formalizzato la loro intenzione prima del termine del 27 marzo 2025.
Sembra essere una delle prime decisioni italiane note ad accogliere questa interpretazione dopo il Decreto Tajani — e precede la Sentenza n. 63/2026 di tredici giorni.
Questo non significa che ogni caso analogo sarà accolto.
Significa che esiste un percorso processuale concreto per determinati richiedenti in grado di dimostrare di aver avviato il procedimento di riconoscimento prima del termine e di essere stati bloccati da ostacoli amministrativi, dalla saturazione degli appuntamenti o da altri fattori al di fuori del loro controllo.
Per i richiedenti negli Stati Uniti, in Canada e in Australia, questo è spesso il problema pratico più rilevante. Molte persone non ignoravano la legge sulla cittadinanza italiana — stavano cercando appuntamenti, ordinando documenti, correggendo atti di stato civile, ottenendo documenti di naturalizzazione o costruendo un fascicolo completo per il jure sanguinis.
La sentenza di Bologna sostiene la tesi pubblica che la battaglia giuridica si è spostata, ma non è finita.

Il fronte del diritto UE: la CGUE potrebbe ancora esaminare il Decreto Tajani?
Sì, il fronte del diritto UE rimane possibile, ma non è garantito.
La Corte Costituzionale italiana non ha rinviato la questione alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea (CGUE). Ha ritenuto, in sostanza, che la giurisprudenza della CGUE sulla perdita della cittadinanza — comprese le sentenze Rottmann, Tjebbes e Wiener Landesregierung — non fosse decisiva per le persone la cui cittadinanza italiana non era ancora stata formalmente riconosciuta.
Ma i giudici ordinari italiani possono ancora essere chiamati a proporre un rinvio pregiudiziale alla CGUE ai sensi dell’articolo 267 TFUE. La CGUE ha l’autorità finale di interpretare il diritto dell’UE, incluse le norme e i principi connessi alla cittadinanza UE.
Questo è rilevante perché la cittadinanza UE è collegata alla nazionalità di uno Stato membro. La stessa Corte Costituzionale ha discusso l’articolo 9 TUE e l’articolo 20 TFUE, che stabiliscono entrambi che la cittadinanza UE è aggiuntiva rispetto alla cittadinanza nazionale e non la sostituisce.
Se un tribunale italiano chiede alla CGUE se le restrizioni del Decreto Tajani alla cittadinanza italiana siano compatibili con il diritto UE, la CGUE potrebbe esaminare l’effetto pratico della legge. Le questioni rilevanti potrebbero includere:
- se la riforma operi automaticamente, senza una valutazione individuale;
- se preveda un controllo di proporzionalità per la situazione di ciascun richiedente;
- se la persona abbia avuto una ragionevole opportunità di attivarsi;
- se produca qualcosa di più simile a una perdita retroattiva della cittadinanza che a una mera modifica delle regole di acquisto.
Se il diritto UE fosse ritenuto applicabile e la norma interna incompatibile, un tribunale italiano potrebbe essere tenuto a disapplicare la norma interna incompatibile nel caso specifico, potenzialmente anche laddove la Corte Costituzionale italiana abbia già ritenuto la norma conforme ai parametri costituzionali interni.
Non si tratta di una previsione. È un possibile percorso processuale.
Subscribe to our newsletter!
«Cittadinanza potenziale» e il problema della non-acquisizione retroattiva
Il problema giuridico centrale è se l’articolo 3-bis crei davvero una norma di «non-acquisizione della cittadinanza», o se funzioni sostanzialmente come una perdita retroattiva della cittadinanza.
Questo è il problema dell’etichetta, quella che i commentatori giuridici italiani chiamano a volte la truffa delle etichette.
La riforma stabilisce che determinate persone nate all’estero e titolari di un’altra cittadinanza sono ritenute come se non avessero mai acquisito la cittadinanza italiana. Questa è l’etichetta: non-acquisizione della cittadinanza.
Ma secondo la tradizionale interpretazione della cittadinanza italiana jure sanguinis, il riconoscimento da parte di un consolato o di un tribunale era solitamente dichiarativo, non costitutivo. In altre parole: se la linea era valida e ininterrotta, la persona era considerata italiana dalla nascita; il procedimento si limitava a riconoscere tale status.
La Sentenza n. 63/2026 si sposta verso un quadro diverso. Il preambolo del Decreto-Legge n. 36/2025 , espressamente citato dalla Corte al punto 9.2.1 — descrive i discendenti jure sanguinis come «potenziali cittadini italiani».
La Corte adotta questo quadro quando ragiona che lo status dei discendenti non ancora riconosciuti non è ancora certo e che nessun diritto è concretamente esercitabile prima del riconoscimento formale. La Corte ha anche sottolineato l’obiettivo della riforma di richiedere un legame effettivo con l’Italia, un genuine link with Italy, in particolare per le persone nate all’estero nel corso di più generazioni.
Ecco perché la distinzione è rilevante.
Se il richiedente non ha mai acquisito la cittadinanza, il legislatore può avere maggiore margine per ridefinire le regole.
Se il richiedente ha acquisito la cittadinanza alla nascita secondo la legge così come precedentemente interpretata, applicare la riforma retroattivamente può sembrare maggiormente assimilabile a una perdita retroattiva della cittadinanza.
Chiamare qualcosa «non-acquisizione» non ne definisce necessariamente la natura giuridica. I giudici possono ancora dover esaminare la sostanza. Questo è il cuore del problema della truffa delle etichette: cambiare l’etichetta di un effetto giuridico non modifica automaticamente ciò che quell’effetto produce concretamente. Ed è esattamente il tipo di questione sostanziale su cui la CGUE, quando interpellata, può guardare agli effetti piuttosto che alle etichette nazionali.
Cosa significa per i richiedenti negli Stati Uniti
I cittadini americani possono ancora richiedere una valutazione individuale per la cittadinanza italiana per discendenza negli USA dopo la Sentenza n. 63/2026, ma l’eleggibilità è ora più limitata e più tecnica.
Negli Stati Uniti, il principale ostacolo pratico è spesso stato l’accesso agli appuntamenti consolari italiani tramite Prenot@mi, in particolare nelle giurisdizioni con ampie comunità italoamericane. Per molti richiedenti, il problema non era la mancanza di interesse o di iniziativa. Era la difficoltà concreta di ottenere un appuntamento disponibile prima del termine legale.
Per chi cerca «cittadinanza italiana per discendenza USA», «doppia cittadinanza italoamericana» o «cittadinanza italiana tramite bisnonno USA», le domande chiave sono ora più dettagliate di prima.
È opportuno verificare:
- se il proprio genitore o nonno fosse in possesso della sola cittadinanza italiana;
- se un genitore italiano abbia vissuto in Italia per almeno due anni continuativi prima della nascita o dell’adozione del richiedente;
- se si sia presentata una domanda giudiziaria o amministrativa entro il 27 marzo 2025;
- se si sia ricevuto e confermato un appuntamento consolare per la cittadinanza italiana negli USA prima del termine;
- se si sia tentato di ottenere un appuntamento Prenot@mi prima del 27 marzo 2025;
- se si siano richiesti documenti, si sia incaricato un legale o si siano compiuti altri passi concreti prima del termine;
- se il caso possa coinvolgere una linea materna del 1948;
- se il proprio avo si sia naturalizzato prima o dopo la nascita del successivo membro della linea.
Per molti americani, il percorso consolare è diventato più difficile. Alcuni casi possono richiedere un accertamento giudiziale in Italia. Un avvocato specializzato in cittadinanza italiana per americani dovrebbe valutare l’intera cronologia, non solo l’albero genealogico.
Cosa significa per i richiedenti in Canada
I canadesi di origine italiana non devono presumere che la sentenza del 2026 metta automaticamente fine al loro caso. Ma non devono nemmeno presumere che le vecchie regole si applichino ancora.
In Canada, i richiedenti si trovano spesso di fronte a una combinazione di atti di stato civile italiani, prove di naturalizzazione canadese e questioni di competenza consolare tra Toronto, Montreal, Vancouver e altre città. Per molte famiglie, l’analisi della cittadinanza dipende sia dalla linea italiana sia dai tempi della naturalizzazione canadese.
Le ricerche di «cittadinanza italiana per discendenza Canada», «cittadinanza italiana per canadesi di origine italiana», «cittadinanza italiana Toronto», «cittadinanza italiana Montreal» e «cittadinanza italiana Vancouver» coinvolgono spesso richiedenti che hanno già impiegato mesi o anni nella raccolta di documenti dall’Italia e dal Canada.
Dopo le restrizioni alla cittadinanza italiana introdotte dalla Legge n. 74/2025, la verifica rilevante dovrebbe includere:
- la competenza consolare esatta;
- la cronologia degli appuntamenti;
- i tentativi di accesso a Prenot@mi;
- le date delle richieste di documenti presso Library and Archives Canada e presso i comuni italiani;
- i documenti di naturalizzazione canadese nella linea familiare;
- se l’avo italiano abbia perso la cittadinanza prima della nascita della generazione successiva;
- se il richiedente rientri nella norma relativa al genitore o al nonno;
- se si applichi un’eccezione;
- se il contenzioso sia più appropriato di una pratica consolare.
Un richiedente canadese che abbia avviato il procedimento prima del 27 marzo 2025 ma non sia riuscito a ottenere un appuntamento può disporre di argomenti diversi rispetto a chi ha iniziato a muoversi soltanto dopo la riforma.
Cosa significa per i richiedenti in Australia
Gli australiani di origine italiana possono ancora avere casi validi, ma l’analisi deve concentrarsi sulle norme post-2025, sulla linea familiare e sulle prove di azione prima del termine.
In Australia, i tempi di naturalizzazione e le prove archivistiche complete sono spesso fondamentali, in particolare laddove la linea familiare si trasmetta attraverso generazioni anteriori emigrate prima o dopo la Seconda Guerra Mondiale. I richiedenti potrebbero dover ricostruire sia gli atti di stato civile italiani sia la storia della cittadinanza o della naturalizzazione australiana con precisione.
Per ricerche come «cittadinanza italiana per discendenza Australia», «cittadinanza italiana per australiani di origine italiana», «cittadinanza italiana Sydney», «cittadinanza italiana Melbourne» e «cittadinanza italiana Brisbane», la questione più importante è spesso se il richiedente possa dimostrare una storia di cittadinanza completa e tempestiva.
I richiedenti australiani dovrebbero verificare:
- gli atti di nascita e matrimonio dell’avo italiano;
- i documenti di naturalizzazione australiana conservati al National Archives of Australia;
- se la linea italiana sia rimasta ininterrotta;
- se il richiedente rientri nel quadro del genitore o del nonno o in un’altra eccezione;
- se un genitore o nonno fosse titolare della sola cittadinanza italiana;
- se un appuntamento consolare sia stato ricevuto o confermato prima del 27 marzo 2025;
- se il richiedente abbia compiuto passi concreti prima del termine;
- se un procedimento giudiziario in Italia possa essere strategicamente appropriato.
La riforma non incide allo stesso modo su tutti i casi australiani. Chi vanta una discendenza da un genitore o nonno può trovarsi in una posizione molto diversa rispetto a chi rivendica la cittadinanza attraverso un bisnonno o un avo ancora più remoto.
Cosa dovrebbero fare ora i richiedenti
I richiedenti dovrebbero conservare le prove, ricostruire la propria cronologia e richiedere una valutazione legale prima di abbandonare o presentare una domanda.
Non affidarsi ai titoli dei giornali, presumere che il proprio caso sia al sicuro, o presumere che il proprio caso sia perso.
Una valutazione corretta dovrebbe includere:
- la linea familiare completa;
- la storia di nascite, matrimoni, decessi e naturalizzazioni;
- se l’avo italiano abbia mantenuto la cittadinanza abbastanza a lungo da trasmetterla;
- se il caso coinvolga una linea materna anteriore al 1948;
- se sia stata presentata una domanda prima del 27 marzo 2025;
- se un appuntamento sia stato offerto, confermato o tentato;
- se il richiedente abbia compiuto passi concreti prima del termine;
- se si applichino eccezioni previste dalla Legge n. 74/2025;
- se possano essere rilevanti argomenti di diritto UE;
- se il contenzioso sia strategicamente opportuno.
La nuova fase della cittadinanza italiana per ascendenza è più selettiva, più fondata sulle prove e più tecnica. Ma per alcuni richiedenti, in particolare quelli con un’attività documentata prima del termine, il caso può ancora valere la pena di essere esaminato.
FAQ — Cittadinanza Italiana per discendenza dopo la Sentenza n. 63/2026
Posso ancora fare domanda per la cittadinanza italiana per discendenza dopo la Sentenza n. 63/2026?
Sì, è possibile che tu possa ancora fare domanda, in funzione della tua linea familiare, della generazione, della storia delle naturalizzazioni, della data di presentazione della domanda, dello stato degli appuntamenti e delle possibili eccezioni previste dalla Legge n. 74/2025. La Sentenza n. 63/2026 non ha abolito la cittadinanza italiana per discendenza.
La Corte Costituzionale italiana ha abolito il jure sanguinis?
No. La Sentenza n. 63/2026 della Corte Costituzionale italiana non ha abolito il jure sanguinis. Ha confermato in parte la riforma del 2025, ma non ha deciso ogni questione che incide sulla cittadinanza italiana per discendenza.
Cos’è la riforma della cittadinanza italiana del Decreto Tajani?
Il Decreto Tajani si riferisce al Decreto-Legge n. 36/2025, successivamente convertito nella Legge n. 74/2025. Ha introdotto l’articolo 3-bis nella Legge n. 91/1992 e ha limitato il riconoscimento della cittadinanza italiana per molte persone nate all’estero con un’altra cittadinanza.
Cos’è la regola delle due generazioni nella cittadinanza italiana?
L’espressione «regola delle due generazioni» è comunemente usata per descrivere il focus post-2025 sui legami familiari più prossimi, in particolare le situazioni di genitore o nonno. Tuttavia, l’analisi giuridica effettiva dipende dall’articolo 3-bis e dalle sue eccezioni, non da uno slogan.
Il punto 9.1 tutela i richiedenti privi di appuntamento?
Il punto 9.1 non tutela automaticamente i richiedenti privi di appuntamento. Afferma che la questione relativa alle persone che hanno avviato il procedimento di riconoscimento della cittadinanza ma non hanno ricevuto un appuntamento entro le ore 23:59 (ora di Roma) del 27 marzo 2025 è stata lasciata aperta e non decisa dalla sentenza.
Cosa dice il punto 9.2.2 sul legittimo affidamento?
Il punto 9.2.2 riconosce che, sotto il profilo del legittimo affidamento, i richiedenti che si sono attivati prima della riforma potrebbero non essere necessariamente trattati allo stesso modo dei richiedenti rimasti inattivi. Questo non decide automaticamente nessun caso. Significa che le prove di passi concreti compiuti prima del 27 marzo 2025 possono essere giuridicamente rilevanti e dovrebbero essere esaminate con attenzione.
E se ho cercato di prenotare un appuntamento Prenot@mi prima del 27 marzo 2025?
Un tentativo documentato di prenotare un appuntamento Prenot@mi prima del 27 marzo 2025 può costituire una prova rilevante che hai compiuto passi concreti. Non garantisce il successo, ma può sorreggere un argomento fondato sul legittimo affidamento e sul trattamento diseguale.
Uno screenshot Prenot@mi è sufficiente a dimostrare che mi sono attivato prima del 27 marzo 2025?
Uno screenshot Prenot@mi può essere utile, in particolare se datato, leggibile e chiaramente connesso a un tentativo di prenotare un appuntamento consolare per la cittadinanza italiana prima del 27 marzo 2025. Da solo, tuttavia, potrebbe non essere sempre sufficiente. Di norma risulta più efficace se combinato con altri elementi probatori, come e-mail al consolato, richieste di atti di stato civile, richieste di documenti di naturalizzazione, lettere di incarico professionale, ordini di apostille o traduzione o altri passi datati verso il riconoscimento. La questione non riguarda solo il fatto che tu abbia tentato di accedere a Prenot@mi. La questione è se tu possa provare una cronologia coerente e documentata che dimostri di aver avviato il procedimento di riconoscimento della cittadinanza prima del termine.
Cosa si intende per avvio del procedimento di riconoscimento della cittadinanza?
La questione è ancora giuridicamente discutibile. Può includere ricerche genealogiche, richieste di atti di stato civile, incarico professionale, tentativi Prenot@mi, e-mail ai consolati, comunicazioni certificate o altri passi concreti e datati verso il riconoscimento. I tribunali potrebbero dover convalidare questa interpretazione caso per caso.
Cos’è il legittimo affidamento nei casi di cittadinanza italiana?
Il legittimo affidamento si riferisce all’affidamento di una persona sul precedente quadro giuridico. Nei casi di cittadinanza, l’argomento è più solido quando il richiedente può dimostrare passi concreti compiuti prima che la legge cambiasse.
Posso ancora fare domanda se il mio avo italiano era il mio bisnonno?
Sì, può essere ancora possibile, e un caso con bisnonno non dovrebbe essere respinto automaticamente dopo la Sentenza n. 63/2026. L’analisi è ora più complessa. Se il richiedente ha iniziato a raccogliere documenti, richiesto atti di stato civile, tentato di prenotare un appuntamento Prenot@mi, incaricato un legale o compiuto altri passi concreti e datati prima del 27 marzo 2025, la posizione può risultare significativamente più solida alla luce del ragionamento della Corte ai punti 9.1 e 9.2.2. Se non sono stati compiuti passi concreti prima di tale data, il caso può essere più difficile. In tali situazioni, il fronte del diritto UE, inclusa una possibile richiesta di rinvio alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea, può diventare uno dei percorsi processuali più concreti, sebbene non garantito. In ogni caso, l’eleggibilità dipende dalla linea familiare, dalla storia delle naturalizzazioni, dalla generazione, dalla data di presentazione della domanda, dalle prove di attività antecedente al termine e dalle possibili eccezioni previste dalla Legge n. 74/2025.
Gli americani possono ancora richiedere la cittadinanza italiana per discendenza?
Sì, alcuni americani possono ancora qualificarsi. La doppia cittadinanza italoamericana rimane possibile in determinati casi, ma molte rivendicazioni richiedono ora un esame attento ai sensi della Legge n. 74/2025, in particolare i casi con bisnonno e i casi privi di una domanda o di un appuntamento presentati prima del termine.
I canadesi possono ancora fare domanda per la cittadinanza italiana per discendenza?
Sì, i canadesi di origine italiana possono ancora essere in grado di fare domanda se soddisfano un’eccezione o se dispongono di un caso giuridicamente sostenibile. I richiedenti di Toronto, Montreal, Vancouver e di altre giurisdizioni consolari dovrebbero esaminare la cronologia degli appuntamenti, la raccolta dei documenti e la linea familiare.
Gli australiani possono ancora fare domanda per la cittadinanza italiana per discendenza?
Sì, gli australiani di origine italiana possono ancora avere opzioni a seconda della linea familiare, della generazione, delle prove e delle eccezioni. I richiedenti di Sydney, Melbourne, Brisbane e di altre giurisdizioni dovrebbero ottenere una valutazione specifica per il proprio caso.
La CGUE potrebbe esaminare la riforma della cittadinanza italiana?
Sì, i giudici ordinari italiani possono ancora essere chiamati a sottoporre questioni di diritto UE alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea ai sensi dell’articolo 267 TFUE. Il percorso CGUE è possibile, ma non garantito.
Qual è il problema della non-acquisizione retroattiva?
L’articolo 3-bis stabilisce che determinate persone sono ritenute come se non avessero mai acquisito la cittadinanza. I critici sostengono che, nella sostanza, questo potrebbe operare come una perdita retroattiva della cittadinanza per persone che in precedenza sarebbero state considerate cittadine dalla nascita.
La sentenza di Bologna vincola tutti i tribunali italiani?
No. La sentenza del Tribunale di Bologna n. 3335/2026 non è automaticamente vincolante per tutti i tribunali. È importante perché dimostra che un tribunale può accogliere gli argomenti a favore dei richiedenti che si sono attivati prima del 27 marzo 2025 senza aver ottenuto un appuntamento consolare.
Cosa succede alle udienze di Mantova e Campobasso del 9 giugno 2026?
I Tribunali di Mantova e Campobasso hanno rimesso alla Corte Costituzionale italiana ulteriori questioni costituzionali sull’articolo 3-bis, sollevando parametri in parte diversi da quelli esaminati nella Sentenza n. 63/2026. L’udienza è fissata per il 9 giugno 2026.
Dovrei abbandonare la mia domanda di cittadinanza italiana?
Non senza una valutazione legale individuale. Alcuni casi possono risultare deboli dopo la riforma. Altri possono ancora rientrare in un’eccezione o presentare argomenti lasciati aperti dalla Sentenza n. 63/2026.
Richiedi una valutazione legale individuale
Se ti trovi negli Stati Uniti, in Canada o in Australia e il tuo caso di cittadinanza italiana per discendenza è stato interessato dal Decreto Tajani o dalla Sentenza n. 63/2026 della Corte Costituzionale italiana, richiedi una valutazione legale individuale prima di abbandonare la tua rivendicazione o di avviare una nuova procedura.
Il tuo caso può dipendere da dettagli che i titoli dei giornali non colgono: la tua linea familiare, la generazione, la storia delle naturalizzazioni, lo stato degli appuntamenti, le prove Prenot@mi, le richieste di documenti, l’attività antecedente al 27 marzo 2025 e i possibili argomenti ai sensi del diritto italiano e del diritto UE.
Alcuni casi possono ora risultare più deboli. Altri possono ancora rientrare in un’eccezione o sollevare argomenti che la Sentenza n. 63/2026 non ha deciso.
Il caso non è uguale per tutti. La tua cronologia conta.

Sull’autore
Avv. Salvatore Aprigliano è il Founding Partner di Aprigliano International Law Firm a Milano. Ha conseguito la laurea in Giurisprudenza all’Università degli Studi di Milano nel 1999. Iscritto all’Ordine degli Avvocati di Milano nel 2000, è titolare del proprio studio a Milano dal 2002. Nel corso di oltre due decenni di attività professionale, si è concentrato progressivamente sulla cittadinanza italiana per discendenza, sul diritto dell’immigrazione e sul contenzioso internazionale, incluse questioni di diritto costituzionale e di diritto UE. Ha rappresentato i ricorrenti nella sentenza del Tribunale di Bologna n. 3335 del 17 aprile 2026, una delle prime decisioni italiane note dopo il Decreto Tajani a riconoscere la cittadinanza italiana jure sanguinis a discendenti di seconda, terza e quarta generazione in assenza di un appuntamento consolare.