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lunedì, 11 Maggio 2026

Il Giornale intervista l’Avv. Aprigliano sulla sentenza n. 63 del 2026: “La cittadinanza italiana jure sanguinis non è finita, si apre una fase più tecnica”

Rassegna Stampa | 11 maggio 2026 

L’8 maggio 2026, Il Giornale, uno dei principali quotidiani nazionali italiani, ha pubblicato un articolo dedicato all’analisi dell’Avv. Salvatore Aprigliano, cassazionista e fondatore dello Studio Legale Aprigliano International Law Firm, sulla sentenza n. 63 del 2026 della Corte Costituzionale in materia di cittadinanza italiana jure sanguinis. 

Leggi l’articolo originale su Il Giornale: ilgiornale.it 

La sentenza n. 63 del 2026 della Corte Costituzionale ha davvero chiuso la cittadinanza italiana per discendenza? 

La sentenza n. 63 del 2026 della Corte Costituzionale è stata letta da molti come la chiusura definitiva della cittadinanza italiana per discendenza. Lo “stop agli oriundi”, la “pietra tombale sullo jure sanguinis“, la “stretta finale” sono diventati in poche ore il racconto dominante di una pronuncia che, secondo l’Avv. Aprigliano, richiede invece una lettura più attenta e meno semplificata. 

Al centro della vicenda c’è l’art. 3-bis della legge n. 91 del 1992, introdotto dal cosiddetto decreto Tajani, sul quale la Consulta ha respinto le questioni sollevate dal Tribunale di Torino. La decisione conferma la tenuta costituzionale della norma nei limiti delle censure esaminate, ma lascia aperti alcuni fronti destinati a incidere sui prossimi contenziosi in materia di cittadinanza italiana jure sanguinis. 

I tre fronti ancora aperti dopo la sentenza della Consulta

1. Chi aveva provato ad attivarsi prima del 27 marzo 2025 senza riuscire a ottenere un appuntamento consolare 

Il primo nodo riguarda una platea particolarmente ampia: i discendenti di cittadini italiani nati all’estero che, prima del 27 marzo 2025, avevano cercato di avviare la procedura senza riuscire a ottenere un appuntamento consolare. La Corte Costituzionale ha lasciato impregiudicata la questione della differenza tra chi aveva ottenuto un appuntamento entro quella data e chi, pur avendo manifestato la volontà di chiedere il riconoscimento, era rimasto escluso per ragioni indipendenti dalla propria volontà. 

Si tratta di un passaggio centrale per migliaia di persone, soprattutto in Sud America e negli Stati Uniti, dove il portale Prenot@mi è stato per anni caratterizzato da agende chiuse, appuntamenti difficili da ottenere e liste di attesa molto lunghe. 

Secondo l’Avv. Aprigliano, la distinzione tra chi si è disinteressato alla cittadinanza italiana e chi ha provato concretamente ad attivarsi sarà uno dei terreni decisivi del contenzioso. In questa direzione assume particolare importanza la sentenza n. 3335 del 17 aprile 2026 del Tribunale di Bologna , resa in un giudizio patrocinato dallo stesso Studio Legale Aprigliano. Il Tribunale ha riconosciuto valore alla manifestazione di volontà espressa prima del 27 marzo 2025, pur in assenza di un appuntamento ottenuto tramite Consolato, affermando un principio di forte impatto pratico: quando il canale amministrativo risulta impraticabile per cause riconducibili al sistema, la volontà del richiedente mantiene rilievo giuridico.

2. Il diritto dell’Unione Europea e il possibile rinvio pregiudiziale alla Corte di giustizia 

Il secondo fronte riguarda il diritto dell’Unione Europea. La Consulta ha ritenuto che, per chi non aveva ancora ottenuto un riconoscimento formale della cittadinanza italiana, la giurisprudenza europea sulla perdita della cittadinanza dell’Unione fosse priva di pertinenza diretta. Secondo questa impostazione, lo status di cittadino europeo sarebbe ancora privo di certezza giuridica fino al riconoscimento formale. 

Per l’Avv. Aprigliano, proprio questo passaggio può aprire la strada a un nuovo livello di contenzioso. In materia di diritto dell’Unione, l’ultima parola sull’interpretazione delle garanzie europee spetta alla Corte di giustizia dell’UE e, se un giudice nazionale riterrà che la disciplina italiana incida, nella sostanza, sulla cittadinanza europea, potrà valutare un rinvio pregiudiziale a Lussemburgo. 

3. La natura giuridica dell’art. 3-bis: “mancato acquisto” o effetto retroattivo? 

Il terzo profilo riguarda la natura stessa dell’art. 3-bis. La norma stabilisce che alcune persone nate all’estero e in possesso di altra cittadinanza sono considerate come se non avessero mai acquistato la cittadinanza italiana. La formula tecnica è destinata a generare un forte dibattito, perché per oltre un secolo il diritto vivente italiano ha ricostruito la cittadinanza per discendenza come status acquisito alla nascita, con riconoscimento successivo di natura dichiarativa. 

Il punto, secondo l’Avv. Aprigliano, riguarda la distanza tra nome giuridico ed effetto sostanziale. Presentare la disciplina come “mancato acquisto” consente di descrivere la misura come preclusione originaria. Guardando agli effetti concreti, la norma incide su posizioni che molti discendenti ritenevano già maturate in base alla linea tradizionale del diritto italiano e realizza i medesimi effetti di una revoca. 

 

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La conclusione dell’Avv. Aprigliano: valutare caso per caso 

La sentenza della Corte Costituzionale apre una fase nuova. Una parte della vicenda si è chiusa davanti alla Consulta, mentre altri profili potranno essere affrontati dai tribunali ordinari, anche alla luce delle posizioni di chi si era già attivato prima del 27 marzo 2025, delle difficoltà operative dei canali consolari e dell’eventuale rilevanza europea dello status di cittadino italiano per discendenza. 

Per lo Studio Legale Aprigliano International Law Firm, che da anni segue procedimenti in materia di cittadinanza italiana jure sanguinis, la priorità è ora distinguere caso per caso, evitando letture generalizzate e verificando la posizione concreta di ciascun richiedente.

Domande frequenti sulla sentenza n. 63 del 2026 e la cittadinanza italiana jure sanguinis 

La sentenza della Corte Costituzionale del 2026 ha eliminato la cittadinanza italiana per discendenza? 

No. La sentenza n. 63 del 2026 ha confermato la tenuta costituzionale del decreto Tajani nei limiti delle questioni esaminate, ma ha lasciato aperti diversi fronti giuridici che i tribunali ordinari e potenzialmente la Corte di giustizia dell’UE dovranno affrontare. 

Chi aveva provato a prenotare un appuntamento consolare prima del 27 marzo 2025 senza riuscirci può ancora fare domanda di cittadinanza italiana? 

Secondo l’Avv. Aprigliano e la sentenza n. 3335 del 2026 del Tribunale di Bologna, chi ha manifestato concretamente la propria volontà di richiedere la cittadinanza italiana prima del 27 marzo 2025, anche senza aver ottenuto un appuntamento, può vantare una posizione giuridicamente rilevante. Ogni caso va valutato individualmente. 

Cosa cambia per i discendenti di italiani negli Stati Uniti e in Sud America dopo la sentenza della Consulta del 2026? 

La sentenza lascia impregiudicata la posizione di chi non è riuscito a ottenere un appuntamento consolare a causa delle agende chiuse del portale Prenot@mi. La distinzione tra chi ha provato ad attivarsi e chi non ha mai manifestato interesse sarà uno dei temi centrali dei prossimi contenziosi. 

Il decreto Tajani è definitivamente costituzionale? 

La Corte Costituzionale ha respinto le specifiche questioni sollevate dal Tribunale di Torino, confermando la norma nei limiti di quelle censure. Restano aperti altri profili, inclusa la possibilità di un rinvio pregiudiziale alla Corte di giustizia dell’UE. 

Cosa fa lo Studio Legale Aprigliano per i richiedenti la cittadinanza italiana jure sanguinis? 

Lo Studio Legale Aprigliano International Law Firm segue da anni procedimenti giudiziali in materia di cittadinanza italiana per discendenza, con una casistica che include la sentenza n. 3335 del 2026 del Tribunale di Bologna. La priorità dello studio è valutare la posizione concreta di ciascun richiedente, caso per caso. 

 

 

Fonte: Il Giornale, 8 maggio 2026