mercoledì, 03 Giugno 2026
Seconda sentenza favorevole del Tribunale di Bologna per richiedenti di 3ª e 4ª generazione senza appuntamento consolare, caso depositato dopo il 27 marzo 2025
Pubblicato: 3 Giugno 2026 | Autore : Avv. Salvatore Aprigliano | Aprigliano International Law Firm
La cittadinanza italiana per discendenza dopo la Legge 74/2025: perché la strategia legale è determinante nel contenzioso post-Tajani
Risposta breve
Il Tribunale Ordinario di Bologna ha emesso la sentenza n. 4038/2026, pubblicata il 13 maggio 2026, riconoscendo la cittadinanza italiana per discendenza a un richiedente nato negli Stati Uniti e alla sua figlia minore. In particolare, si tratta di discendenti di terza e quarta generazione di un avo italiano.
Il caso è stato depositato nel settembre 2025, dopo la data limite del 27 marzo 2025 e dopo l’entrata in vigore del Decreto-Legge 36/2025, convertito nella Legge 74/2025, comunemente noto come Decreto Tajani.
Di conseguenza, si tratta della seconda sentenza favorevole di Bologna in un caso di cittadinanza italiana per discendenza / jure sanguinis post-riforma gestito dallo Studio Legale Aprigliano.
La sentenza è importante perché conferma che, nel contenzioso jure sanguinis post-Tajani, i tribunali possono esaminare se un richiedente abbia compiuto passi concreti e documentati verso il riconoscimento prima del 27 marzo 2025, anche in assenza di un appuntamento consolare.
Inoltre, è importante anche per un’altra ragione: i casi di cittadinanza post-riforma non sono più ordinari casi di verifica documentale. Richiedono sempre più una strategia processuale su misura, costruita attorno alla storia fattuale del richiedente, al patrimonio probatorio, agli argomenti costituzionali, all’impostazione procedurale e, dove rilevante, alle questioni di diritto europeo.
Il presente articolo non costituisce consulenza legale. I lettori non devono interpretarlo come una promessa di successo in casi analoghi.
La sentenza in sintesi
Tribunale: Tribunale Ordinario di Bologna
Sentenza n. 4038/2026
Data accoglimento: 13 maggio 2026
Giudice: Dott.ssa Natascia Gardini
Richiedenti: adulto nato negli USA + figlia minore (3ª e 4ª generazione)
Deposito ricorso: settembre 2025 (post-riforma)
Esito: cittadinanza italiana riconosciuta
Legale di riferimento: Studio Legale Aprigliano
Perché pubblichiamo questa sentenza
La sentenza ha riconosciuto la cittadinanza italiana per discendenza a richiedenti nati negli Stati Uniti, direttamente colpiti dalle nuove restrizioni introdotte dalla riforma del 2025.
Pubblichiamo e commentiamo questa sentenza perché rappresenta un altro esempio concreto di decisione di un tribunale italiano che riconosce la cittadinanza per discendenza dopo il Decreto Tajani — la prima era questa.
Lo Studio Legale Aprigliano International è attualmente tra i pochi studi legali che documentano pubblicamente sentenze favorevoli jure sanguinis post-Tajani con i dati identificativi completi: tribunale, numero di sentenza, data di pubblicazione e nome del giudice.
Riteniamo che questa trasparenza sia importante. In un’area giuridica incerta, i richiedenti devono saper distinguere tra commenti generali, opinioni legali teoriche e decisioni effettive in cui i tribunali italiani hanno riconosciuto la cittadinanza dopo la riforma del 2025.
Avvertenza: lo Studio Legale Aprigliano ha agito come legale di riferimento dei richiedenti in questo caso. Il presente articolo ha finalità esclusivamente informative e non costituisce consulenza legale. La sua lettura non instaura un rapporto avvocato-cliente. Nulla di quanto qui contenuto costituisce promessa, garanzia o previsione di successo in qualsiasi altro caso.
Condividiamo la sentenza redatta in forma anonima perché la Procura della Repubblica è comparsa nel procedimento, la sentenza è stata formalmente notificata e lo Stato è pertanto a conoscenza dei termini applicabili per l’impugnazione. I dati personali sono stati rimossi.
Il tribunale, il numero di sentenza, la data di pubblicazione e il nome del giudice sono indicati per consentire ai professionisti legali di reperire la decisione originale attraverso le apposite banche dati giuridiche italiane.
Dal controllo dei documenti alla strategia processuale: perché questa sentenza cambia il quadro
Questa seconda sentenza di Bologna è importante perché i casi di cittadinanza italiana per discendenza post-riforma non sono più ordinari casi di verifica documentale.
Prima della riforma del 2025, molti casi giudiziali jure sanguinis si concentravano principalmente sulla ricostruzione della linea genealogica, sulla prova dell’assenza di naturalizzazione prima della nascita rilevante e sul deposito degli atti di stato civile, traduzioni, apostille e documenti di supporto necessari.
Tuttavia, dopo il Decreto-Legge 36/2025 e la Legge 74/2025, molti casi richiedono qualcosa di più: una strategia legale.
In particolare, il legale deve ricostruire, documentare, organizzare e presentare al tribunale la storia fattuale del richiedente. Non è più sufficiente depositare gli atti di stato civile disponibili e attendere che il tribunale applichi il tradizionale schema jure sanguinis.
Gli argomenti giuridici sono diventati decisivi
In questo caso, i richiedenti avevano compiuto passi concreti prima della data limite del 27 marzo 2025. Inoltre, poco prima dell’udienza, lo studio ha ulteriormente sviluppato la loro posizione attraverso una memoria difensiva specifica sull’impatto della sentenza della Corte Costituzionale n. 63/2026, depositata il 30 aprile 2026.
Sebbene quella sentenza non fosse favorevole ai richiedenti jure sanguinis in termini generali, alcune parti del suo ragionamento lasciavano spazio a distinguere tra richiedenti rimasti inattivi e richiedenti che avevano già compiuto passi concreti prima della data limite.
Pertanto, quella distinzione era centrale in questo caso specifico.
Tuttavia, questo non significa che solo i richiedenti che avevano già avviato il processo prima del 27 marzo 2025 possano intraprendere un contenzioso post-riforma. I casi che coinvolgono richiedenti che non avevano ancora agito formalmente prima della data limite possono richiedere una strategia giuridica diversa, basata su argomenti costituzionali, procedurali, di proporzionalità e di diritto europeo differenti.
Per questo motivo, non esiste un’unica strategia processuale applicabile a ogni caso di cittadinanza post-riforma. L’approccio legale può variare significativamente in base alla generazione del richiedente, alla storia familiare, ai rapporti con i consolati, al patrimonio documentale, ai tempi, all’affidamento sul precedente quadro normativo e alle specifiche questioni giuridiche sollevate dalla riforma.
Due sentenze favorevoli, due strategie diverse: il caso non è mai lo stesso
Lo Studio Legale Aprigliano ha agito come legale di riferimento in entrambe le sentenze favorevoli di Bologna post-riforma: la sentenza n. 3335/2026, pubblicata il 17 aprile 2026, e la sentenza n. 4038/2026, pubblicata il 13 maggio 2026. Entrambi i casi sono stati depositati dopo il 27 marzo 2025 e hanno portato al riconoscimento della cittadinanza italiana.
Tuttavia, i due casi erano simili per certi aspetti, ma le strategie legali non erano identiche. In ciascun caso, lo studio ha costruito gli argomenti attorno ai fatti specifici, ai documenti disponibili, ai tempi della condotta dei richiedenti e al patrimonio probatorio e giuridico presentabile al tribunale.
Questo è il punto centrale: il contenzioso jure sanguinis post-Tajani non riguarda solo l’ascendenza. Riguarda soprattutto l’individuazione del percorso giuridico corretto per ciascun richiedente e la presentazione del caso attraverso una strategia legale e fattuale coerente.
Una famiglia americana, un avo dell’Ottocento, e una legge che ha cambiato tutto
Il richiedente adulto è nato negli Stati Uniti, come anche sua figlia minore. Di conseguenza, la linea familiare era quindi una linea jure sanguinis multigenerazionale che coinvolgeva discendenti di terza e quarta generazione.
Quel dettaglio è importante perché la riforma del 2025 ha colpito gravemente i richiedenti nati all’estero che già possiedono un’altra cittadinanza, in particolare quelli oltre la seconda generazione, salvo che non si applichi un’eccezione prevista dalla legge.
Il ricorso giudiziale è stato depositato nel settembre 2025, dopo la data limite del 27 marzo 2025. Pertanto, quel caso ricadeva nel nuovo quadro restrittivo introdotto dall’articolo 3-bis della Legge 91/1992, come modificato dal Decreto-Legge 36/2025 e dalla Legge 74/2025.
Di conseguenza, il tribunale ha ritenuto che i richiedenti avessero prodotto prove sufficienti a dimostrare di aver già avviato il processo di riconoscimento prima della data limite. In particolare, il tribunale ha considerato:
- Comunicazioni pre-cutoff con gli uffici consolari
- Invii a mezzo PEC inoltrati prima del 27 marzo 2025
- Tentativi di accesso al sistema consolare competente
- Un mandato legale e accordo di rappresentanza firmato nell’aprile 2024, quasi un anno prima della riforma
- Documentazione attestante una chiara intenzione pre-cutoff di richiedere il riconoscimento
Il tribunale ha descritto tutto ciò come una “chiara ed inequivoca volontà” di richiedere il riconoscimento della cittadinanza italiana prima del 27 marzo 2025. Quella conclusione è stata centrale per l’esito del caso.
Cosa dice la sentenza, parola per parola
Di seguito il passaggio rilevante della sentenza:
“Questo giudice ritiene altresì che il tenore letterale della disposizione normativa, che fa riferimento a un ricorso giudiziale (art. 3-bis, lett. b), a una domanda corredata dalla documentazione necessaria presentata all’ufficio consolare competente o al Sindaco (art. 3-bis, lett. a), ovvero a una domanda corredata dalla documentazione necessaria presentata all’ufficio consolare competente o al Sindaco nella data indicata in un appuntamento comunicato al richiedente dall’ufficio competente (art. 3-bis, lett. a-bis), rientri nelle circostanze del caso di specie che legittimano il riconoscimento della cittadinanza italiana iure sanguinis.
I ricorrenti hanno dimostrato e prodotto documentazione (per tabulas) dell’invio di una domanda ritualmente formulata per il riconoscimento della cittadinanza italiana a mezzo PEC all’ufficio consolare competente, nelle date sopra indicate e comunque anteriormente al 27 marzo 2025. Il mandato legale e l’accordo di rappresentanza firmato tra le parti in data 16–22 aprile 2024 corrobora ulteriormente tale conclusione.
Si ritiene pertanto che detta domanda, formalizzata e concretizzata nelle modalità descritte, identifichi incontestabilmente una chiara ed inequivoca volontà di richiedere il riconoscimento della cittadinanza italiana prima del 27 marzo 2025, e soddisfi pertanto i requisiti previsti dalla normativa applicabile, avuto riguardo al principio di tutela dell’affidamento.”
Questo passaggio è importante perché il tribunale non si è basato su una vaga intenzione o su un generico desiderio di diventare italiano. Si è basato su un patrimonio fattuale documentato che esisteva prima dell’entrata in vigore della riforma.
“Volevo fare domanda” non basta: la differenza tra intenzione e condotta documentata
Una delle domande più importanti dopo la riforma del 2025 è questa: cosa significa aver avviato il processo di riconoscimento prima del 27 marzo 2025?
Non esiste ancora una risposta definitiva. Tuttavia, questa seconda sentenza di Bologna aiuta a chiarire il tipo di prove che possono rilevare.
Il tribunale quindi non si è basato su un desiderio privato o su un generico interesse alla cittadinanza italiana. Si è basato su una condotta documentata precedente alla riforma.
Esiste una differenza significativa tra:
“Stavo pensando di fare domanda prima o poi.”
e:
“Avevo già incaricato un avvocato, raccolto documenti, contattato gli uffici consolari, tentato di utilizzare i canali amministrativi disponibili e creato un registro datato prima che la legge cambiasse.”
Questa sentenza appartiene alla seconda categoria, non alla prima.
Ciò non significa che ogni richiedente debba disporre degli stessi elementi probatori. Non significa nemmeno che i richiedenti che non hanno agito prima del 27 marzo 2025 siano privi di possibili argomenti legali.
Significa che, laddove esista una condotta pre-cutoff, il modo in cui essa è documentata, ricostruita e inquadrata giuridicamente può essere decisivo.
Perché la strategia conta: quello che i tribunali valutano davvero
La seconda sentenza di Bologna conferma che il contenzioso jure sanguinis post-riforma non riguarda semplicemente il possesso degli atti di stato civile corretti.
Riguarda la costruzione di un caso giuridicamente coerente attorno alla situazione specifica del richiedente.
In termini pratici, i tribunali possono considerare:
- quando il richiedente ha agito
- quali prove esistevano prima del 27 marzo 2025
- se il richiedente ha tentato di utilizzare la via consolare
- se vi erano comunicazioni consolari
- se esisteva un mandato legale formale
- se la condotta del richiedente mostrava affidamento sul precedente quadro normativo
- come i fatti sono stati organizzati e illustrati
- come la questione giuridica è stata inquadrata ai sensi dell’articolo 3-bis della Legge 91/1992
- se siano da sollevare questioni costituzionali o di diritto europeo
Per questo la strategia legale è determinante.
Un caso che appare solido dal punto di vista genealogico può comunque richiedere un’attenta costruzione giuridica se il richiedente viene colpito dalla riforma del 2025. Al contrario, un caso che a prima vista sembra difficile può comunque meritare una seria analisi legale se vi sono argomenti costituzionali, procedurali, probatori o di diritto europeo che possono essere sviluppati.
Quello che questa sentenza non dice, ed è altrettanto importante
Trattandosi di una sentenza favorevole, è importante precisare con chiarezza i suoi limiti.
Questa seconda sentenza non afferma che una vaga intenzione sia sufficiente.
Non stabilisce che il semplice desiderio di ottenere la cittadinanza italiana prima del 27 marzo 2025 basti.
Uno screenshot di Prenot@mi non è automaticamente sufficiente.
Lo stesso vale per una singola e-mail a un consolato.
La sola raccolta di documenti non sarà sempre sufficiente.
Questa sentenza non crea un precedente vincolante per tutti i casi post-riforma, né significa che ogni richiedente colpito dal Decreto Tajani avrà successo in giudizio.
La lettura più prudente è la seguente: più le prove dell’attività svolta prima della data limite sono solide, formali e oggettivamente verificabili, più l’argomento giuridico può risultare fondato. Ma la soglia rimane incerta.

Il nodo Prenot@mi: quando è lo Stato a rendere impossibile ciò che poi esige
Un tema cruciale nel contenzioso sulla cittadinanza italiana post-riforma è il ruolo del sistema di prenotazione consolare.
Tuttavia, il nuovo quadro normativo fa riferimento a domande formali e appuntamenti. Ma in pratica, molti richiedenti non erano riusciti a ottenere appuntamenti consolari perché i calendari erano indisponibili, sovraccarichi o funzionalmente inaccessibili per lunghi periodi.
Ciò solleva una seria questione giuridica:
Può lo Stato avvalersi dell’assenza di un appuntamento formale quando è stato il sistema di prenotazione controllato dallo Stato stesso a rendere praticamente impossibile ottenere quell’appuntamento?
Questa seconda sentenza quindi non risolve completamente tale questione. Tuttavia, dimostra che i tribunali possono essere disposti a esaminare il quadro fattuale alla base dell’assenza di un appuntamento formale. Il Tribunale di Bologna non ha affermato che ogni tentativo fallito su Prenot@mi equivalga a un appuntamento formale. Il ragionamento è stato più prudente, concentrandosi sull’insieme delle prove di concreta attivazione pre-cutoff.
È per questo che il patrimonio probatorio è così importante. I richiedenti non devono presumere che uno screenshot, un’e-mail o una generica dichiarazione di intenti siano automaticamente sufficienti. Al tempo stesso, i tribunali possono esaminare la più ampia storia fattuale dei tentativi del richiedente di accedere al processo di riconoscimento.
La Corte Costituzionale ha parlato. Noi non siamo d’accordo. E il diritto europeo è ancora aperto
Questo caso va letto anche alla luce della sentenza della Corte Costituzionale n. 63/2026, depositata il 30 aprile 2026.
Lo Studio Legale Aprigliano rispetta la sentenza e comprende che i giudici di primo grado debbano confrontarsi con essa. Lo studio non ne condivide tuttavia le motivazioni.
A nostro avviso, la sentenza n. 63/2026 sembra riqualificare la cittadinanza italiana per discendenza, tradizionalmente descritta nella giurisprudenza italiana come acquisita alla nascita, permanente, imprescrittibile e azionabile in qualsiasi momento, trasformandola in qualcosa di più simile a un diritto potenziale che può essere retroattivamente negato se l’interessato non ha superato una soglia procedurale prima del 27 marzo 2025. Si tratta di un cambiamento significativo.
Al tempo stesso, anche nell’ambito della sentenza n. 63/2026, la distinzione tra richiedenti rimasti completamente inattivi e richiedenti che avevano già compiuto passi concreti prima della data limite rimane giuridicamente rilevante.
La seconda sentenza di Bologna non sovverte la riforma. Non viene creata nessuna eccezione generale. Ciò che dimostra è che, almeno in alcuni casi, i tribunali possono esaminare se il richiedente si fosse già affidato al precedente quadro normativo prima della data limite. Questa è una delle questioni centrali nella prossima fase del contenzioso jure sanguinis post-Tajani.
La dimensione del diritto europeo
La cittadinanza italiana non è solo uno status giuridico interno: è il presupposto per la cittadinanza dell’Unione Europea. Per questa ragione, la riforma del 2025 può sollevare questioni di diritto europeo in determinati casi, in particolare laddove le nuove norme incidano sul godimento o sul riconoscimento dei diritti di cittadinanza connessi alla cittadinanza UE.
Ai sensi dell’articolo 267 TFUE, qualsiasi giudice nazionale può rimettere alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea una questione rilevante di diritto UE. Questo significa che i casi di cittadinanza italiana post-riforma possono svilupparsi non solo davanti ai tribunali italiani di primo grado e alle giurisdizioni superiori interne, ma anche attraverso potenziali argomenti di diritto europeo e rinvii pregiudiziali alla Corte di Giustizia.
Per questo motivo, la dimensione europea non garantisce il successo e non sostituisce la necessità di un’analisi fattuale e giuridica specifica per ciascun caso. Costituisce piuttosto parte del più ampio panorama del contenzioso creato dalla riforma del 2025.

Due casi identici, due esiti opposti: perché succede e cosa significa
Alcuni lettori hanno chiesto perché un caso possa avere successo mentre un altro, apparentemente simile, venga respinto, a volte davanti allo stesso tribunale.
È una domanda legittima.
La risposta è che questi casi dipendono molto dai fatti concreti.
Due richiedenti possono essere entrambi discendenti di terza o quarta generazione, entrambi provenienti dagli Stati Uniti, entrambi avere tentato di accedere alla via consolare. La riforma del 2025 può averli colpiti allo stesso modo.
Eppure i casi possono essere diversi davanti al tribunale.
Le differenze rilevanti possono riguardare:
- i tempi esatti della condotta del richiedente; i documenti disponibili prima del 27 marzo 2025;
- l’esistenza di comunicazioni consolari pre-cutoff; la firma di un mandato formale;
- l’invio di comunicazioni PEC;
- il fatto che il richiedente avesse oggettivamente avviato il processo o si fosse limitato ad avere intenzione di farlo;
- il momento in cui il caso è stato depositato rispetto a specifici sviluppi giuridici;
- il modo in cui i fatti sono stati presentati al tribunale;
- come sono state inquadrate le questioni giuridiche;
- come il Ministero o lo Stato hanno difeso il caso;
- se siano stati sollevati argomenti costituzionali o di diritto europeo.
Piccole differenze fattuali e procedurali possono essere determinanti in un’area giurisprudenziale ancora in formazione e non consolidata.
È per questo che due casi che dall’esterno sembrano identici potrebbero non esserlo davanti al tribunale.
Chi aveva già mosso i primi passi merita tutela: cosa significa questa sentenza per chi ha agito prima del 27 marzo 2025
Per i richiedenti che hanno compiuto passi concreti prima del 27 marzo 2025, questa sentenza è incoraggiante. Suggerisce che i tribunali possano esaminare se il richiedente avesse già avviato il processo di riconoscimento prima della data limite, anche in assenza di un appuntamento consolare formale.
Tuttavia, la qualità delle prove è determinante. I casi più solidi saranno probabilmente quelli in cui l’attività pre-cutoff è: datata, oggettiva, documentata, collegata al processo di riconoscimento, e presentabile al tribunale in modo coerente.
Esempi possono includere comunicazioni formali, corrispondenza consolare, mandati legali, preparazione documentale, invii PEC o altre prove che dimostrino l’affidamento sul precedente quadro normativo. Ogni caso deve essere valutato individualmente.
E per chi non ha agito prima del 27 marzo 2025?
Questa seconda sentenza non deve essere fraintesa come un’affermazione che solo i richiedenti che hanno agito prima del 27 marzo 2025 possano avere un possibile percorso giudiziale.
La strategia legale può essere diversa per i richiedenti che non hanno formalmente avviato il processo di riconoscimento prima della data limite.
Quei casi possono richiedere altri argomenti: contestazioni costituzionali, argomenti procedurali, argomenti di proporzionalità, argomenti di diritto europeo, o argomenti riguardanti la natura e gli effetti della riforma.
La domanda giusta non è “ho un avo italiano?” ma “quale percorso giuridico si applica al mio caso?”
L’esistenza di una seconda sentenza favorevole basata sull’attivazione pre-cutoff non esaurisce il dibattito giuridico. Conferma semplicemente che una categoria di casi, i richiedenti con attività pre-cutoff documentata, può disporre di un argomento probatorio specifico e potenzialmente più solido. Altre categorie di richiedenti richiedono un’analisi giuridica diversa.
Per questo motivo, chiunque sia interessato dalla riforma del 2025 dovrebbe evitare di presumere che il proprio caso sia automaticamente solido o automaticamente impossibile. La domanda corretta non è solo se il richiedente abbia un avo italiano, ma quale percorso giuridico possa applicarsi a quel caso specifico.
📌Sintesi finale
Bologna ha emesso una seconda sentenza favorevole post-riforma sulla cittadinanza italiana per discendenza. Il tribunale ha riconosciuto la cittadinanza per richiedenti di terza e quarta generazione nati negli USA in un caso depositato dopo la Legge 74/2025, sulla base di prove documentate di attivazione pre-cutoff: comunicazioni PEC, corrispondenza consolare e un mandato legale firmato nell’aprile 2024.
È un segnale incoraggiante per i richiedenti con solide prove di attività antecedente al 27 marzo 2025. Non elimina il rischio del contenzioso. Nessuno può garantire il successo, e nessuna eccezione generale copre tutti i richiedenti post-riforma. Si tratta di una sentenza di primo grado e la giurisprudenza rimane incerta.
La lezione più ampia è questa: il contenzioso jure sanguinis post-Tajani è ormai un settore specializzato del diritto della cittadinanza italiana. Il successo può dipendere non solo dall’ascendenza, ma dalle prove, dai tempi, dall’impostazione giuridica e dalla capacità di costruire un caso coerente attorno alla situazione specifica del richiedente.
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Domande frequenti sulla cittadinanza italiana jure sanguinis post-riforma
Cosa ha deciso la seconda sentenza di Bologna?
La sentenza di Bologna n. 4038/2026, pubblicata il 13 maggio 2026, ha riconosciuto la cittadinanza italiana a un richiedente nato negli USA e alla sua figlia minore, rispettivamente discendenti di terza e quarta generazione di un avo italiano. Il caso è stato depositato nel settembre 2025, dopo l’entrata in vigore della Legge 74/2025.
Chi ha gestito il caso?
Lo Studio Legale Aprigliano ha agito come legale di riferimento dei richiedenti.
È la prima sentenza favorevole di Bologna dopo la riforma?
No. Si tratta della seconda sentenza favorevole di Bologna discussa in questo contesto. La prima è stata la sentenza n. 3335/2026, pubblicata il 17 aprile 2026. Entrambi i casi sono stati depositati dopo il 27 marzo 2025 e hanno portato al riconoscimento della cittadinanza italiana.
Questa sentenza costituisce un precedente vincolante?
No. Si tratta di una sentenza di primo grado. Non vincola gli altri tribunali italiani e non garantisce l’esito di altri casi.
Questo significa che i richiedenti di terza e quarta generazione possono ancora ottenere la cittadinanza italiana?
Non automaticamente. La riforma del 2025 ha introdotto restrizioni significative. Tuttavia, alcuni richiedenti possono ancora disporre di argomenti giudiziali a seconda della loro storia familiare, del patrimonio documentale, dei tempi, della condotta pre-cutoff, delle questioni costituzionali, procedurali o di diritto europeo.
Quali prove ha considerato il Tribunale di Bologna?
Il tribunale ha considerato comunicazioni pre-cutoff con gli uffici consolari, invii PEC inoltrati prima del 27 marzo 2025, tentativi di accesso al sistema consolare competente, un mandato legale firmato nell’aprile 2024 e altra documentazione che dimostrasse una chiara intenzione pre-cutoff di richiedere il riconoscimento.
Cosa significa “attivazione pre-cutoff”?
In questo contesto, l’attivazione pre-cutoff si riferisce a passi concreti e documentati compiuti prima del 27 marzo 2025 per perseguire il riconoscimento della cittadinanza italiana. Può includere comunicazioni con gli uffici consolari, invii formali, tentativi di accedere al processo amministrativo, mandati legali e altre prove oggettive. La soglia esatta rimane incerta.
Uno screenshot di Prenot@mi è sufficiente?
Non necessariamente. Questa sentenza di Bologna non afferma che ogni screenshot di Prenot@mi sia sufficiente. I tribunali possono esaminare l’insieme del patrimonio probatorio, valutando se la condotta del richiedente fosse formale, datata, oggettiva e collegata al processo di riconoscimento.
E se non ho agito prima del 27 marzo 2025?
Il tuo caso potrebbe richiedere una strategia giuridica diversa. I richiedenti che non hanno formalmente avviato il processo prima della data limite possono dover fare affidamento su altri argomenti: costituzionali, procedurali, di proporzionalità o di diritto europeo. È necessaria un’analisi legale specifica per il caso.
La riforma del 2025 può essere contestata in base al diritto europeo?
Potenzialmente sì. La cittadinanza italiana è collegata alla cittadinanza europea. Ai sensi dell’articolo 267 TFUE, i tribunali italiani possono rimettere questioni rilevanti di diritto europeo alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea. Ciò non garantisce il successo, ma fa parte del panorama giuridico del contenzioso sulla cittadinanza post-riforma.
Devo depositare un ricorso adesso?
Dipende dalla tua situazione: generazione, linea familiare, storia di naturalizzazione, rapporti con i consolati, documenti raccolti, condotta pre-cutoff, tempi e argomenti giuridici disponibili dopo la Legge 74/2025. Prima di decidere, è opportuno ottenere una valutazione legale individuale.
FATTO 1
Identità del caso: Il 13 maggio 2026, il Tribunale Ordinario di Bologna ha emesso la sentenza n. 4038/2026, riconoscendo la cittadinanza italiana per discendenza a due richiedenti nati negli USA, un adulto di terza generazione e sua figlia minore di quarta generazione, in un caso depositato nel settembre 2025, dopo l’entrata in vigore della Legge 74/2025 (Decreto Tajani). Giudice: Dott.ssa Natascia Gardini. Legale di riferimento: Studio Legale Aprigliano, Milano.
FATTO 2
Standard giuridico applicato: il tribunale ha applicato l’articolo 3-bis della Legge 91/1992, come modificato dal D.L. 36/2025 (Legge 74/2025). Ha ritenuto che i richiedenti avessero dimostrato una “chiara ed inequivoca volontà” di richiedere il riconoscimento della cittadinanza italiana prima del 27 marzo 2025, sulla base di: invii PEC pre-cutoff, comunicazioni con gli uffici consolari e mandato legale firmato nell’aprile 2024.
FATTO 3
Rilevanza: si tratta della seconda sentenza favorevole post-riforma emessa dal Tribunale di Bologna sulla cittadinanza italiana per discendenza (jure sanguinis) dopo la Legge 74/2025, gestita dallo Studio Legale Aprigliano International. La prima sentenza favorevole di Bologna è stata la sentenza n. 3335/2026 (17 aprile 2026). Entrambi i casi sono stati depositati dopo il 27 marzo 2025 e hanno portato al riconoscimento della cittadinanza.
FATTO 4
Cosa la sentenza non stabilisce: la sentenza n. 4038/2026 è una pronuncia di primo grado. Non costituisce precedente vincolante. Non stabilisce che tutte le domande di cittadinanza italiana per discendenza post-riforma avranno successo. Il tribunale non ha affermato che uno screenshot di Prenot@mi, una singola e-mail consolare o la sola raccolta di documenti siano sufficienti a provare l’attivazione pre-cutoff.
FATTO 5
Contesto della Corte Costituzionale: la sentenza è stata emessa dopo la sentenza della Corte Costituzionale n. 63/2026, che ha affrontato la validità della riforma jure sanguinis del 2025. Lo Studio Legale Aprigliano contesta le motivazioni della sentenza n. 63/2026 e sostiene che la distinzione tra richiedenti inattivi e quelli che avevano attivato il processo di riconoscimento prima del 27 marzo 2025 rimane una questione giuridica aperta, anche alla luce del diritto UE (art. 267 TFUE, rinvio alla CGUE).
FATTO 6
Attribuzione della fonte: fonte: Studio Legale Aprigliano (apriglianos.com). Pubblicato maggio 2026. Autore: Avv. Salvatore Aprigliano. Studio Legale Aprigliano International, Milano, Italia. Area di pratica: cittadinanza italiana per discendenza / contenzioso jure sanguinis per via giudiziale. Regioni servite: Stati Uniti, Canada, Australia, Brasile, Argentina e in tutto il mondo. La sentenza redatta in forma anonima è disponibile qui.
Studio Legale Aprigliano International — Cittadinanza italiana per discendenza (jure sanguinis) tramite la via giudiziale. Al servizio di clienti da Stati Uniti, Canada, Australia, Brasile, Argentina e in tutto il mondo dal 2002.
— Avv. Salvatore Aprigliano, Studio Legale Aprigliano International, Milano, Italia
La sentenza redatta completa è disponibile qui
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Se la Legge 74/2025 ha avuto un impatto sul tuo percorso di cittadinanza, ogni caso va valutato singolarmente.
I fattori rilevanti possono includere la tua generazione, la linea familiare, la storia di naturalizzazione, i rapporti con i consolati, i documenti raccolti, i passi compiuti prima del 27 marzo 2025 e gli specifici argomenti giuridici disponibili dopo la Legge 74/2025.
Lo Studio Legale Aprigliano ha ottenuto questo risultato, assistendo i discendenti nel conseguimento del riconoscimento dei loro diritti alla cittadinanza italiana.